lunedì 19 giugno 2017

BLOOD ON MELIES’ MOON (2016) di Luigi Cozzi - recensione del film


BLOOD ON MELIES’ MOON (2016) di Luigi Cozzi
Nei panni di se stesso, e assoluto protagonista del film, Luigi Cozzi, con l’aiuto di alcune persone, cerca di salvare il mondo dalla totale distruzione. Questa è la storia, ridotta all’osso che di più non si può. In realtà la sceneggiatura, scritta dal regista capitolino con la collaborazione di Giulio Leoni, è ben più complessa (e confusa) di quanto appena accennato. Ci sono libri magici, personaggi bizzarri (realmente esistiti e fittizi), enigmi, meteoriti, razzi spaziali e molto ma molto altro. In questo suo ritorno al cinema dopo più di un quarto di secolo (ultima regia il cult “Paganini horror”) Luigi Cozzi butta dentro un po’ di tutto nel calderone di “Blood on Méliès’ moon”: l’avventura, la magia, il mistero, il thriller, la commedia, l’horror, il fantastico e la fantascienza. Non si fa mancare nulla. Soprattutto mette al centro del film se stesso e il suo mondo. Moltissime sono le sequenze “casalinghe”, in tono di commedia (a volte strappando la risata, a volte no), con la moglie (che poi è la moglie di Cozzi nella vita reale).
Anche le sequenze all’interno del mitico negozio “Profondo Rosso Store” (di cui lui è proprietario) si sprecano. Per non parlare dell’amichevole partecipazione di almeno una decina di amici (critici, registi e attori), tra i quali è doveroso citare Dario Argento, Lamberto Bava, Antonio Tentori e Luigi Pastore. Come da prassi cozziana, da sottolineare la presenza di immagini di repertorio relative ai suoi vecchi cult girati negli anni 70 e 80. Cozzi crea un ingenuo, affettuoso e stralunato divertissement. Un omaggio al cinema (partendo dalle origini) e al suo mondo, tutto a budget zero o quasi. I buffi e retrò effetti speciali, amatorialissimi, suscitano simpatia e qualche sana risata. La storia, piena di buchi e assurdità assortite, provoca lo stesso effetto degli FX. Ne succedono di tutti i colori in “Blood on Méliès’ moon”. Ad un certo punto non si sa più che pensare di questa attesa pellicola del regista romano. Troppa carne al fuoco, e cucinata maluccio. Però alcune sequenze, come quella del viaggio Roma-Parigi di Cozzi col razzo spaziale, funzionano alla grande. Il viaggio di Luigi sul razzo parte da un campetto della periferia di Roma, attraversa lo spazio siderale (dove incontra la “sua” Caroline Munro/Stella Starr…) e finisce a Parigi (dove il nostro si sfracella sulla Tour Eiffel, distruggendola!!!). Due minuti di pura e struggente poesia trash, da mandare ai posteri! In questo delirio anarchico, in bilico tra il trash e la nostalgia di un cinema che non c’è più, 3 sono le cose che forse Cozzi poteva evitare: la lunghezza eccessiva della pellicola (siamo sulle 2 ore circa…), i filmini delle sue vacanze et similia, dal taglio troppo amatoriale, e il finale, dove balla a ritmo di una pessima canzone rap con una parrucca in testa. Perché?? Per il resto, approcciandosi con la giusta mentalità e senza pregiudizi di sorta, ci si può davvero divertire guardando “Blood on Méliès’ moon”. Non so se riuscirà a trovare una via distributiva questa ultima fatica cozziana (per via della troppa amatorialità dell’opera), ma merita comunque una visione. La merita non perché è un film bello o perché è un film di Cozzi, ma perché è assolutamente fuori da qualsiasi schema. Durante la visione di questo cine-delirio anarchico si potrà ridere, irritarsi, rimanere basiti e bestemmiare il Dio del Cinema, ma mai annoiarsi!

Regia: Luigi Cozzi; Soggetto: Luigi Cozzi, Alexandre Jousse e Giulio Leoni; Sceneggiatura: Luigi Cozzi e Giulio Leoni; Interpreti: Luigi Cozzi (se stesso), Sharon Alessandri, Brahim Amadouche, Barbara Magnolfi (Barbara), Lamberto Bava (se stesso), Dario Argento (se stesso), Federico Cerini, Fabio Giovannini, Manlio Gomarasca (se stesso), Maria Letizia Sercia (se stessa), Luigi Pastore (se stesso), Antonio Tentori (se stesso), Paolo Zelati (se stesso), David Kirk Traylor (George Méliès); Fotografia: Frank Guerin e Luigi Pastore; Musica: Simone Martino Egisto Macchi (Cometa Edizioni Musicali); Costumi: Maria Letizia Sercia; Scenografia: Maria Letizia Sercia; Montaggio: Vittorio Viscardi; Produzione: Maria Letizia Sercia e Profondo Rosso Production

Recensione di
Massimo Bezzati

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