domenica 16 aprile 2017

THE STALKER (2014) di Giorgio Amato - recensione del film


The stalker (2014) di Giorgio Amato
“The stalker” racconta la storia di Lucio Melillo, una guardia giurata di 40 anni con precedenti di violenza domestica ai danni dell’ex moglie. Melillo non accetta il fatto di essere stato abbandonato dalla donna, così la stalkerizza e la violenta a più riprese. Il giudice gli toglierà la patria potestà, e da quel momento darà vita ad una escalation di violenza e follia senza controllo. I primi 17 minuti sono totalmente muti, senza il benché minimo dialogo. Giorgio Amato usa questo stratagemma per raccontarci, con chirurgica e fredda precisione, gli atti criminali di un uomo, maniaco del possesso, che non accetta l’idea di essere stato lasciato dalla moglie. Nei primi minuti il regista non si tira indietro su nulla.
Il protagonista (un Victor Alfieri clamorosamente in parte) dà da mangiare un topolino morto (prima scaldato al microonde!) al suo serpente, che tiene in una teca. La sequenza del pranzo del rettile viene mostrata integralmente, senza alcuna censura. Non è l’unica sequenza disturbante del film. Melillo entra di soppiatto anche di notte nella casa dell’ex moglie, la narcotizza e la violenta più volte. Una scena, quella dello stupro, molto delicata, girata con duro ed insolito realismo, almeno per i canoni del cinema italiano. Il personaggio di Alfieri, criminale e violentatore, è però complesso, sfaccettato: il suo carattere cambia totalmente quando si rapporta con la figlioletta. Diventa dolce e premuroso. Amato dirige benissimo non solo le scene di violenza, ma anche con estrema delicatezza quelle “intimiste” tra padre e figlia. Melillo, un uomo alla deriva totale, è suo malgrado ben incastrato dentro una micro-società marcia e malsana, fatta di amici criminali come lui, di prostitute, magnaccia e picchiatori. E di una moglie che, seppur vittima, non produce nessuna empatia con lo spettatore. Il tutto ambientato in una periferia romana indifferente, anonima e fredda. Il regista (che si ritaglia una parte secondaria nei panni del nuovo compagno dell’ex moglie di Melillo) ci offre, dopo l’ottimo ma misconosciuto thriller “Circuito chiuso”, un disturbing drama molto crudo e realistico. Un film per nulla conciliatorio e senza un barlume di speranza e redenzione per i personaggi che racconta. Un cinema, quello di Amato, che si può paragonare, senza alcun timore reverenziale, a quello dei fratelli Dardenne. Ottimo il montaggio di Luna Gualano, la regista dello splendido thriller Psychomentary.

Regia: Giorgio Amato; Soggetto: Giorgio Amato;Sceneggiatura: Giorgio Amato;Interpreti: Victor Alfieri (Lucio Melillo), Cosetta Turco (Nadia Melillo), Marco Bonini (Avvocato Liboni), Giorgio Amato (Psicologo), Vincenzo Peluso (Vincenzo), Giulia Gualano (Avvocato Brunetti), Ami Chorlton (Avvocato), Stefano Zannini (Security guard), Stefano Locci (Security guard), Daniele Locci (Security guard;Fotografia: Claudio Marcedd;Musica: Eugenio Vicedomini; Costumi : Monica Sacchi;Scenografia : Mirko Murgia;Montaggio: Luna Gualan; Suono: Niccolò Lamorgese e Roberto Sestit;Produzione: Victor Alfieri, Giorgio Amato, Ferdinando Dell’Omo, Andrea Iervolino, Danielle Maloni, Michael Mosca, Franca Visconti

Recensione di
Massimo Bezzati

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