mercoledì 5 aprile 2017

NELLA CITTÀ' L'INFERNO (1959) di Renato Castellani - recensione del film


Nella città l'inferno (1959)
Nella città l'inferno (1959) di Renato Castellani, merita una particolare menzione perchè è il primo film italiano del sottogenere cinematografico comunemente definito 'Women in prison' o WIP, che negli anni settanta conoscerà la sua vera e propria esplosione connotandosi di un marcato erotismo.
Qui siamo invece ancora sul terreno del neorealismo, corrente della quale il regista Castellani fu un esponente minore, bollato dalla critica come neorealista 'rosa', per l'eccesso di sentimentalismo presente nelle sue opere, come Due soldi di speranza.
Nella città l'inferno infatti non scivola su quel terreno patinato e si mantiene saldamente su quello di un affresco ben riuscito di un microuniverso carcerario femminile, in particolare quello della prigione delle Mantellate, a quel tempo distaccamento di Regina coeli.
La sceneggiatura, firmata da Suso Cecchi D'Amico, la quale trascorse come ospite molto tempo in carcere per trarne 'ispirazione, è tratta da un romanzo autobiografico dal titolo Roma , via delle Mantellate , ed evidentemente quell'approccio antropologico ebbe successo, perchè lo script è credibile nei dialoghi, con figure minori come quella di Moby Dick o della contessa, tratteggiate benissimo e capaci di arricchire di colore ed umanità la carrellata di figure presenti fra le sbarre.

Certo il titolo Nella città l'inferno, suggerisce la rappresentazione di una realtà ben più truce e dolorosa di quella che risulta dalla visione di questo film, in cui le detenute tutto sommato vivono una condizione dignitosa e tutelata, ma probabilmente i tempi nel sessanta non erano ancora maturi per offrire allo spettatore immagini troppo crude e violente. Il che comunque rimane un punto debole della pellicola, troppo edulcorata nel descrivere la quotidianità delle recluse, nonostante la fotografia di Leonida Borboni sia eccellente nel conferire la consona atmosfera claustrofobica e buia.
Ciò in cui invece il film risulta efficace ed ancora attuale è la descrizione del sentimento della noia e della rassegnazione verghiana che attanaglia quasi tutte le detenute, le quali ormai non sperano più in una redenzione, vinte dalla consapevolezza frustrante che il loro destino sia ormai segnato, e che anche quando la pena sarà scontata e torneranno fuori, sarà solo per un breve periodo, in quanto faranno inevitabilmente ritorno, prima o poi, alle patrie galere.
In mezzo a tutta questa disperazione e a questo sconforto, però, c'è una ragazza ancora molto giovane e carina, Marietta, ( interpretata dalla bella Cristina Gajoni ) la quale ancora può farcela, e dunque conserva a ragione la speranza di cambiare e di non tornare più lì, anche grazie ad un bravo giovane che parrebbe intenzionato a starle accanto e forse a sposarla una volta liberata.
La trama vede una ragazzetta, Lisa Borsani ( interpretata da Giuletta Masina, nella solita veste di purezza ingenua e fanciullesca che le cadeva a pennello) che pur innocente, viene accusata di complicità nel furto occorso presso la casa signorile dove era a servizio, e per questo incarcerata nel penitenziario delle Mantellate. Senza rivelare troppo, dirò che in carcere ella perderà gradualmente la propria 'innocenza' in senso lato, per effetto della cattiva influenza delle compagne.
Dopo un traumatico inizio, Lina si fa benvolere dalle altre detenute e in particolare da Egle ( Anna Magnani), la quale, dura , scanzonata, inacidita dalle esperienze della vita, è una delle leader del carcere, e rappresenta simmetricamente l'opposto del carattere del personaggio di Lina.
Un mostro di bravuta la Magnani ( vinse il David di Donatello come migliore attrice per questa parte) che offre una recitazione talmente naturale, potente e convincente al punto da giganteggiare su tutte le altre, compresa la pur ottima Masina, anche perchè molte delle comprimarie del film furono scelte volutamente fra autentiche ragazze di trastevere, come la formula neorealistica dettava.
Piccola parte, quasi un cameo, per un giovanissimo Alberto Sordi, che calza perfettamente nei panni del piccolo ladro e truffatore e non si lascia dimenticare.

Regia: Renato Castellani; Soggetto: opera; Sceneggiatura: Suso Cecchi D'Amico, Renato Castellani; Interpreti: Anna Magnani (Egle), Giulietta Masina (Lina), Cristina Gajoni (Marietta Mugnari), Anita Durante (Assunta), Milly Monti (Milly), Marcella Rovena (signora Luisa), Miranda Campa (Ida Maroni), Angela Portaluri (Laura), Umberto Spadaro (direttore del carcere), Saro Urzì (maresciallo del carcere), Virginia Benati (Vera), Mara Oscuro (contadina), Lia Grani (contessa), Manzilla Ercolani (Amelia), Renata Frati (seconda Amelia), Marcella Valeri ("Moby Dick"), Ada Passeri (fruttivendola), Luigina Giustini ("Giacomino"), Mirella Gregori (Adele), Alba Maiolini (Sara), Marisa Natale (Paola), Sergio Fantoni (giudice istruttore), Mariù Gleck (superiora), Gina Rovere (Delia), Pia Velsi (suora "28"), Paola Piscini (scopina della prima sezione), Winni Riva, Elda Bardelli, Maria Marchi, Rossana Trinca, Nando Checchi, Myriam Bru (Vittorina), Renato Salvatori (Piero), Alberto Sordi (Antonio Zampi detto "Adone"); Fotografia: Leonida Barboni; Musica: Roman Vlad; Costumi: Beni Montresor; Montaggio: Jolanda Benvenuti; Suono: Enrico Palmieri; Produzione: Riama Film, Francinex, Paris; Distribuzione: Cineriz; censura: 28493 del 19-01-1959 

Recensione di
Massimiliano Bellino

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