venerdì 2 gennaio 2015

DELIZIA (1986) di Aristide Massaccesi [Dario Donati] - recensione del film


DELIZIA (1986) di Aristide Massaccesi
La procace fotomodella americana soprannominata Delice (dal nome il titolo del film), sbarca direttamente dalle pagine di playboy in un paesino del centro Italia dove è ospite di sconosciuti parenti per ricevere una eredità. I giovani cugini, che fino a quel momento ignoravano la parentela con l'avvenente star, si danno da fare per conquistarla. Il più giovane, l'adolescente Claudio, si prende una cotta per lei, ma la donna è fidanzata col proprio fotografo personale che la aspetta negli States, e non sembra aver nessuna intenzione di tradirlo. I giorni passano, Claudio fa sogni erotici ad occhi aperti e prova in tutti i modi di portarsela a letto. Gli amici del bar sono invidiosi e non smettono di ronzare attorno a lui e alla bella ragazza. Quando Delice scopre che il fidanzato l'ha tradita con un'altra, cede alle avanches del cuginetto, confessandogli che in realtà non sono proprio cugini di sangue. Sembra la nascita di un idillio, ma sul più bello arriva il fidanzato americano.

Tarda commedia sexy che purtroppo non fa ridere e non possiede nel cast nomi noti del celebre filone né delle sue branchie secondarie, a parte Adriana Russo in un ruolo marginale. Il film è imperniato sulla popolarità del momento della soubrette Tinì Cansino, nota per la trasmissione DRIVE IN ma dalle scarse doti recitative. Il cinema sexy o comunque erotico del periodo aveva da tempo abbandonato l'accostamento con la commedia, a parte qualche residuo episodio televisivo più che altro per la regia di Sergio Martino (DOPPIO MISTO, FERRAGOSTO OK), e virava verso tematiche più raffinate e audaci. Erano gli anni dei film retrò di Tinto Brass (LA CHIAVE, MIRANDA) e dei primi thriller erotici di "seconda generazione", quasi tutti però privi della forza degli anni d'oro, quella dei settanta. Questa commedia, un po' fuori contesto, non brilla particolarmente, ma rappresenta comunque una delle numerose tappe del prolifico Joe D'Amato, che qui cura fotografia e montaggio col proprio nome e la regia con lo pseudonimo Dario Donati. Dispiace dire che non c'è la carica espressiva dei film erotici classici del regista, non ci sono ambientazioni o scenografie ricercate, e non c'è originalità nella storia, che ricicla spunti già visti più volte una decina d'anni prima (forse su tutti il film ricorda GRAZIE… NONNA). Sembra un fotoromanzetto patinato. Certi passaggi sono molto datati, soprattutto quando aprono bocca i ragazzini in puro stile paninaro anni 80. Una frase come "Tu mi mandi in para, mi straluni il pericardio, mi centrifughi l'ippocranio, oh mia saccarosa gallosa alluposa piumetta!" si fa fatica a digerire. Eppure è storia anche questa, è quella certa ingenuità degli anni ottanta. Alla sceneggiatura c'è Riccardo Ghione, regista di IL PRATO MACCHIATO DI ROSSO. Invece il fotografo americano fidanzato della protagonista è un giovanissimo Antonio Zequila, più noto per apparizioni tv in anni recenti in trasmissioni trash."

Regia: Aristide Massaccesi [Dario Donati]; Soggetto: Riccardo Ghione; Sceneggiatura: Riccardo Ghione, Elena Dreoni; Interpreti: Photina Lappa [Tinì Cansino] (Delight), Luca Giordana (Claudio), Giorgio Pietrangeli, Valerio Castellano, Maurizio Marchisio, Pippo Cairelli, Antonio Zequila, Stefania Miniucci, Donatella Clarizio, Gina Poli, Adriana Russo (notaio); Fotografia: Aristide Massaccesi; Musica: Guido Anelli, Stefano Mainetti; Costumi: Valeria Valenza; Scenografia: Valeria Valenza; Montaggio: Aristide Massaccesi; Suono: Massimo Casseriani; Produzione: Chance Film, D.M.V. Distribuzione, Filmirage, Reteitalia; Distribuzione: D.L.F. Distribuzione Lanciamento Film; censura: 81978 del 06-11-1986

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