TRE PER UNA RAPINA (1964)

Regia: Gianni Bongioanni
produzione: Domiziana Internazionale Cin.ca (Roma), Procusa Film (Madrid), International Germania Film (Colonia)
soggetto e sceneggiatura: Gianni Bongioanni
collaborazione alla sceneggiatura: Piero Panza, Leandro Castellani
direttore della fotografia: Gianni Bongioanni
musica: Piero Piccioni
montaggio: Alfonso Santacaña assistito da Anna Maria Roca
scenografia e arredamento: Alberto Di Liscato
organizzatore generale: Alberto Meraviglia Mantegazza
direttori di produzione: Eduardo Torre de la Fuente, Luciano Petrone
aiuto regia: Piero Panza
segretario di produzione: George Wolmer
segretaria di edizione: Antonietta Gianesin
operatore m.d.p (e collab. fotografia): Sandro Bertoni
assistente operatore: Mario Sanga
fonici: Nino Renda, Fausto Ancillai
trucco: Raffaella Moro
sarta: Rossella Rocchicioli
interpreti: Barbara Steele (Anna), Christian Doërmer (Mario), Dino Mele (Nicola), George Herzig (Hans), José Guardiola (Francesco), Hans Echterling (Gerhard), Fabrizio Moroni (giovanotto snob al party), Werner Peters (Peter Weymar), Margot Trooger (madre di Hans), Natalia Silvia (la pittrice), Felix Fernandez, Luciana Roggi Orlandi, Tommaso Bucci, Bruno Scipioni, Piero Guadalupi, Sabino Di Lena,
Distribuzione: Aglaia Cinematografica. Durata: 108'. Registro Cinematografico: 3.089. Visto di censura n. 43.302 del 1.6.1964. Prima proiezione pubblica: 30.6.1964. Titolo spagnolo: "Tiempo de violencia" (proiettato nel 1966). Titolo tedesco: "Das Geheimnis der Schwarzen Witwe" (proiettato nel 1965). Incasso: 75.000.000 di lire. Riprese effettuate a Düsseldord e (in minima parte) a Pisticci (Matera).

Questa è una recensione anomala. Intendo dire che per un'analisi oggettiva sarebbe necessario aver visto (o rivisto) il film cinque minuti prima di scriverne. In questo caso non è possibile perché l'opera presa in esame è invisibile da decenni (almeno a me). Non è comunque motivazione sufficiente per trascurare o ignorare un film che non esito un istante a definire straordinario (il termine capolavoro lo uso di rado). Recensione, quindi, filtrata dal setaccio della memoria. Impresa pericolosa. La memoria, ma soprattutto la nostalgia per il nostro grande cinema che fu, può giocare brutti scherzi.

"Tre per una rapina", il film di cui proverò a parlare è l'unico realizzato per il grande schermo da Gianni Bongioanni (Torino, 1921), regista preparato, intransigente, fuori dagli schemi, interessato a tematiche sociali e civili di non facile impatto per lo spettatore. Le vicende che lo interessano, spesso desunte da fatti di cronaca, vanno dal disadattamento infantile alla adozione, dalla follia all'utero in affitto. Fra i titoli film quali "Piange al mattino il figlio del cuculo", "Follia amore mio", "Giovanni da una madre all'altra", "Mia figlia" e "Una donna". Film che partecipano, premiati, a svariati festival ma che approdano, infine, soltanto in televisione, quando la RAI era azienda coraggiosa al servizio di un pubblico preparato e proponeva queste opere (oltre a produrle) in prima serata. Non siamo alla preistoria, ma negli anni Ottanta.

Torniamo al nostro film. Düsseldorf, 1963. Nicola, un giovane lucano, raggiunge il padre emigrato nella città tedesca in cerca di lavoro. A differenza del genitore, il ragazzo a trovarsi un'occupazione ci pensa ben poco, preferendo lasciarsi abbagliare dalle luci accattivanti della grande metropoli che per lui sono una sorta di meraviglioso paese dei balocchi da esplorare. Incontra altri coetanei, fra cui Mario, ex paracadutista milanese innamoratissimo di Anna, una bellissima modella, e Hans, giovane problematico che vive ancora turbato dalle atrocità naziste vissute da bambino. Intanto Gehrard, un altro del gruppo, che lavora in una fabbrica specializzata in impianti antifurto, progetta una rapina in banca. Non gli sarà difficile trovare in Nicola, Mario e Hans la necessaria manodopera. Nicola vede nell'impresa un modo per arricchirsi con facilità, Mario, pur di non perdere Anna (il loro rapporto è in crisi) è disposto a tutto, Hans accetta perché ritiene di non aver più nulla da chiedere alla vita. Il colpo, nonostante la loro inesperienza, incredibilmente riesce. I tre però si renderanno amaramente conto che quei soldi non serviranno a nulla. Nicola perde la fiducia del padre, dopo un drammatico scontro, e si troverà solo, così come Mario, abbandonato da Anna. Hans morirà in un incidente, forse voluto.

Girato in splendido b/n (Bongioanni era anche un ottimo direttore della fotografia) che esalta una Düsseldorf cupa e grigia, il film si avvale di ottimi interpreti, fra cui la divina Barbara Steele e il giovane Dino Mele (classe 1943), un attore che dopo una ventina di film anche importanti, ma spesso in parti di fianco (chi lo ricorda nel ruolo di Armonica giovane in "C'era una volta il West"?) si dedicherà al teatro anche come regista.
Interessante l'accurato lavoro di Bongioanni nell'approfondire le psicologie dei personaggi, tutti tratteggiati con sapiente maestria anche a scapito di toglier spazio all'azione che pure avrebbe fornito ad un regista più dozzinale spunti per un film soltanto di "genere". Le sequenze della rapina, che in altre mani sarebbero servite per creare suspense e tensione (nonché occupare due rulli di pellicola) qui sono solo parte integrante e necessaria del racconto. "Tre per una rapina", infatti, può essere catalogato nella categoria dei gialli-noir, considerato l'argomento che richiama altre imprese in qualche modo similari, molto frequentate dal cinema americano e francese. Ma Bongioanni (e lo dimostrerà anche con i suoi lavori successivi) non è tipo che si accontenta di raccontare una storia restando in superficie. Scava nell'intimo dei suoi personaggi tirandone fuori tutto il bene e il male insito nell'animo umano. Con risultati eclatanti quando affronta lo struggimento amoroso, il conflitto generazionale, il dramma dell'emigrazione e il tormento interiore dell'essere uomini senza futuro. E scusate se è poco.
Sarebbe interessante ritrovarlo questo film (ai tempi visto da quattro gatti anche a causa di una sciagurata distribuzione) ma suppongo sia impresa ardua. Chi ne sa qualcosa si faccia avanti.

Recensione a cura di:
Roberto Poppi | Crea il tuo badge



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Commenti

Fabio Patanè ha detto…
https://www.youtube.com/watch?v=pJRzatgy7BE ,

ma su YT, fino a poco tempo fa, era presente una versione di qualità assai migliore.
Fabio Patanè ha detto…
Ah! e, analisi a parte, ovviamente frutto di percezione soggettiva, il profilo di Hans è scorretto, probabilmente a causa di una visione ormai lontana. Grazie comunque della scheda critica.