IL CONFORMISTA (1970)



Regia/Director: Bernardo Bertolucci
Soggetto/Subject: opera 
Sceneggiatura/Screenplay: Bernardo Bertolucci, Franco Arcalli 
Interpreti/Actors: Jean-Louis Trintignant (Marcello Clerici), Stefania Sandrelli (Giulia), Gastone Moschin (Mangamello), Enzo Tarascio (prof. Luca Quadri), Fosco Giachetti (colonnello), José Quaglio (Italo Martorara), Yvonne Sanson (madre Giulia), Milly (madre Marcello), Antonio Maestri (confessore), Alessandro Haber (cieco ubriaco), Luciano Rossi, Massimo Sarchielli (cieco), Pierangelo Civera (infermiere, Franz), Giuseppe Addobbati (Antonio, padre Marcello), Christian Alegny (Raoul), Carlo Gaddi (killer), Umberto Silvestri, Furio Pellerani, Luigi Antonio Guerra, Orso Maria Guerrini, Pasquale Fortunato (Marcello bambino), Dominique Sanda (Anna Quadri), Pierre Clémenti (Lino Seminara), Benedetto Benedetti (ministro), Gino Vagniluca (Luca), Marta Lado (sorella di Marcello), Claudio Cappelli, Christian Belegue (zingaro) 
Fotografia/Photography: Vittorio Storaro 
Musica/Music: Georges Delerue 
Costumi/Costume Design: Gitt Magrini 
Scene/Scene Design: Ferdinando Scarfiotti 
Montaggio/Editing: Franco Arcalli [Kim Arcalli] 
Suono/Sound: Guido Giorgiucci, Mario Dallimonti 
Produzione/Production: Mars Film Produzione, Marianne Productions, Paris, Maran Film, München 
Distribuzione/Distribution: Cinema International Corporation 
censura: 56307 del 19-06-1970 
Altri titoli: The Conformist, Le conformiste, Der Grosse Irrtum, The Conformist

Trama: Ottobre 1938. Dopo il matrimonio, Marcello Clerici e la moglie Giulia trascorrono alcuni giorni, in viaggio di nozze, a Parigi.Clerici, professore di filosofia, esce dall'hotel ove alloggia e sale su un'auto che lo sta aspettando. Sulla vettura lo attende il camerata Manganiello, come lui agente speciale della polizia segreta fascista Ovra.
Insieme si mettono all'inseguimento di un'altra macchina guidata dal professor Quadri, ex docente universitario in Italia, antifascista e profugo politico in Francia, in compagnia della moglie Anna. Durante il viaggio Clerici rivive, in una serie di flashback, alcuni momenti significativi della sua vita. Da ragazzino ha esploso alcuni colpi di pistola contro Lino, un'autista che aveva tentato di sedurlo, credendo di averlo ucciso. Profondamente segnato da questo episodio, ricerca, nella sua maturità, una vita di normalità, aderendo prima al partito fascista e cercando poi la conformità borghese nel fidanzamento e infine nel matrimonio con Giulia, a sua volta donna mediocre e piccolo-borghese. Il rapporto con la madre, morfinomane e in relazione con il proprio autista, e con il padre, fascista della prima ora poi ricoverato in manicomio perchè di indole violenta, non aiuta a conseguire quella normalità che Clerici cerca di ritrovare ostinatamente nel piccolo matrimonio e negli ideali del regime. L'occasione per distinguersi gli viene offerta recandosi a Parigi e, utilizzando il viaggio di nozze come pretesto, al fine di cercare e riconoscere il suo vecchio docente universitario prof. Quadri, ora profugo antifascista, per consegnarlo ad altri agenti dell'Ovra che lo dovranno assassinare. Nella capitale francese contatta e frequenta, con la moglie, i coniugi Quadri. Viene attirato dalla personalità ambigua di Anna che, a sua volta è morbosamente interessata alla bellezza e alla ingenuità di Giulia Clerici. Al termine del lungo nastro di ricordi Marcello porta a compimento la sua missione. La coppia in fuga viene raggiunta e uccisa dai sicari in presenza di Clerici che riscatta, di diritto, la sua piena entrata nel mondo della normalità di regime. Alla caduta del fascismo, nel fatidico 25 luglio 1943, percorrendo le vie notturne di una Roma in preda al caos e al disordine, Marcello incontra casualmente Lino, l'autista che credeva di aver ucciso anni prima. Travolto dal tormento, dal rimorso e dalla consapevolezza della sua vita sprecata, accusa l'ex autista del delitto da lui provocato in Francia e consegna al pubblico ludibrio un amico fascista che aveva incontrato lungo la strada. Sulle note di "bandiera rossa" e sulla scia dei nuovi vincitori non gli resta che unirsi al corteo del nuovo conformismo.

"Il conformista" è il film che dà l'avvio alla maturità artistica di Bernardo Bertolucci. In questo film ci sono tutte le premesse autoriali che il regista riprenderà, con modalità diverse, in altri due suoi film successivi: la tematica politica in "Novecento" e quella introspettiva ne "L'ultimo tango a Parigi". E' il tentativo riuscito e dichiarato, nel 1970, di trasferire il suo messaggio cinematografico dal parterre di intellettuali e cinefili raffinati cui si era rivolto fino ad allora ("La commare secca", "Prima della rivoluzione", "Partner" e "Strategia del ragno"), ad una platea di spettatori più vasta, più popolare, ma comunque preparata, non sprovveduta, in grado di capire e giudicare il lavoro innovativo del regista. A merito di Bertolucci, negli anni seguenti, fin da "L'ultimo tango", la capacità di fare cinema di qualità coinvolgendo grandi produzioni e soprattutto interessando milioni di spettatori. Cinema di alto pregio sia tecnico che intellettuale, ma messaggio aperto a tutti e in grado di essere apprezzato da molti, critici compresi. Cinema d'autore, inteso nella accezione di opera con messaggio politico, storico, sociale che colga l'interesse e faccia discutere. Contenuti profilmici,visivi e comunicativi. Bertolucci qui si mette alla prova con un romanzo di Alberto Moravia, già autore de "Gli indifferenti", "Le ambizioni sbagliate", "La noia" e "La ciociara", autore uso a trattare le difficoltà e le ansie della vita borghese, le sue doppiezze e amarezze. Questo romanzo è ritenuto opera minore, ma si presta bene alla interpretazione visiva che ne fa liberamente il quasi trentenne Berolucci. Attraverso l'analisi introspettiva dei protagonisti e la sua lettura degli avvenimenti storici ne ricava un film bellissimo e intenso. Anni trenta, dunque, con gusto retrò delle cose; comportamenti e atteggiamenti degli attori quasi ripresi al rallentatore a significare che non è l'epoca della velocità, del modernismo a tutti i costi; possiamo ancora riflettere sui sentimenti, sulle miserie o perversioni degli uomini. La mdp legge i primi e primissimi piani, scava gli sguardi delle soggettive rivolte allo spettatore per chiedergli comprensione, prima che giudizio. Parlano tra di loro, ma si rivolgono a noi quali complici interessati. "E' strano però, sai. Tutti vorrebbero essere diversi dagli altri e tu invece vuoi assomigliare a tutti." Così l'amico fascista Italo dice a Marcello. Odio e amore per Marcello che rifiuta la realtà e la sua identità alla ricerca della impossibile normalità. Dai suoi attori che parlano per lui, Bertolucci reinterpreta non solo il fascismo come dottrina politica, ma lo veste di condizione dell'uomo che diventa comunità dove vivere per farsi riconoscere. Tutti fascisti, tutti borghesi, tutti normali. Anche il rapporto con le donne identifica la personalità di Clerici; alla ricerca della donna borghese prima (nella scena della confessione pre-matrimoniale Marcello osserva Giulia con patetica e annoiata accondiscendenza) fino alla desiderata trasgressione che identifica nel desiderio irresistibile della voluttuosa e ambigua personalità di Anna Quadri. Bertolucci ci dice che nessuno sarà mai normale perchè tutti vivono nel mondo delle differenze, del doppio, delle apparenze, dell'aberrante, quale sia l'epoca o la geografia. Il peso della colpa che Marcello porta dalla sua gioventù è il peso che la dittatura porta nei confronti dei suoi figli uccisi. Non si salverà Marcello destinato per sempre alla sua maledetta normalità e non si salverà il regime che presto si dissolverà. Roma è la città dei grandi spazi, delle ampie piazze, dei maestosi monumenti dell'epoca; immense aree piene di luce per planetari messaggi autarchici; Parigi, che Bertolucci ama da sempre, invece è invernale, fredda, livida dove ci si muove nel grigio per cospirare. Gli interni sono macchie di colore, luci di abath jour contrapposte a ombre in bianco e nero perchè ognuno possa confondersi o giocare il proprio ruolo. Mimetizzarsi per occultarsi nel quotidiano vivere. Bertolucci usa i flashback per consentire al protagonista di riordinare la sua vita; usa le fratture temporali come una fonte di autoconfessione, tentativo vanificato di redimersi per salvare se stesso e il suo ruolo di carnefice. Alla fine il conformismo è il male assoluto che legittima l'abiezione, nessuna salvezza, nessuna umanità. Da "Il conformista" nasce dunque un nuovo Bertolucci che coglie il confronto tra bene e male, tra eros e thanatos, tra autorità e libertà, tra amore e odio. Bertolucci apre ad una revisione delle radici del primo fascismo, Pasolini chiuderà ogni speranza di redenzione nella terribile condanna de "Salò o le 120 giornate di Sodoma" e ancora Bertolucci riaprirà le porte alla storia più recente e al giudizio dei giovani degli anni '60 e della loro epoca con "The dreamers". Per capire Bertolucci e apprezzarlo non si può fare a meno de "Il conformista".

Recensione a cura di:

Commenti

enrico cardillo ha detto…
Film che svelavano la realtà!