IL CAPITALE UMANO (2014)


Regia: Paolo Virzì
Soggetto: Stephen Amidon
Sceneggiatura: Paolo Virzì, Francesco Bruni, Francesco Piccolo
Produttore: Marco Cohen, Fabrizio Donvito, Birgit Kemner, Philippe Gompel, Lorenzo Gangarossa, Benedetto Habib, Alessandro Mascheroni
Casa di produzione: Rai Cinema, Motorino Amaranto, Indiana Production
Distribuzione: 01 Distribution
Fotografia: Jérôme Alméras
Montaggio: Cecilia Zanuso
Musiche Carlo Virzì
Scenografia: Andrea Bottazzini e Mauro Radaelli
Costumi: Bettina Pontiggia
Interpreti: Fabrizio Bentivoglio - Dino Ossola; Fabrizio Gifuni - Giovanni Bernaschi; Valeria Bruni Tedeschi - Carla Bernaschi; Valeria Golino - Roberta Morelli; Luigi Lo Cascio - Donato Russomanno; Bebo Storti - ispettore; Matilde Gioli- Serena Ossola; Guglielmo Pinelli - Massimiliano Bernaschi; Giovanni Anzaldo - Luca Ambrosini; Gigio Alberti - Giampi.

Si può parlare al cinema del decadimento morale, culturale ed economico di questo paese usando la struttura narrativa del giallo? Paolo Virzì con Il Capitale Umano ci riesce in pieno, e lo fa riadattando il romanzo thriller (con l’omonimo titolo) di Stephen Amidone, trasferendo l’ambientazione dal Conneticut americano alla ricca provincia brianzola.

La storia inizia facendoci vedere il tragico incidente di cui è vittima il cameriere di un catering. L’uomo tornando a casa in bicicletta dal lavoro, viene investito da un suv che non si ferma a prestargli soccorso. Da qui si dipana una storia dove si intrecciano le vite di più persone legate tra di loro dall’arrivismo e dalla voglia di emergere in una provincia dai solidi equilibri che perdurano nel tempo. Il film è diviso in quattro parti chiamate capitoli, i primi tre ci mostrano la stessa vicenda ogni volta rappresentataci attraverso il punto di vista di uno dei protagonisti, il quarto, quello finale ci fa vedere l’epilogo dove l’evento tragico alla base della storia diventa l’ancora di salvataggio di chi aveva tentato il grande salto ed invece si è ritrovato a rischiare tutto. La struttura narrativa così articolata è composta in modo tale che più si va avanti nel racconto e più si aggiungono elementi alla storia, come la composizione di un grande puzzle, dove tutto quello che sembra inizialmente essere dato per assodato nel proseguo del racconto viene messo in discussione e ribaltato. 
Tutti gli attori sono pienamente immersi nel proprio ruolo, e le ben riuscite caratterizzazioni di ogni singolo protagonista sono uno dei punti di forza del film: Fabrizio Gifuni nei panni di un industriale che per mantenere il proprio status è costretto a mentire ai suoi investitori, Valeria Bruni Tedeschi nel ruolo della moglie che non si interessa o non si rende conto della provenienza del patrimonio alla base della sua ricchezza. Bravi anche Fabrizio Bentivoglio, Valeria Golino e Luigi Lo Cascio. Molto credibile Bebo Storti nel ruolo dell’ispettore di polizia. 
Pregevole la fotografia che risalta il paesaggio a tratti nebbioso ed a tratti innevato, mettendo in evidenza tutta la bellezza caratteristica della Brianza. Anche il montaggio aiuta a dare al film uno stile del tutto particolare, inevitabile fare un plauso a Virzì che con questa pellicola si differenzia per maturità e stile dalle opere precedenti.

Recensione a cura di:
Roberto Zanni | Crea il tuo badge

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