mercoledì 18 dicembre 2013

TOMAS MILIAN E LA SAGA DI PROVVIDENZA



Tomas Milian è un attore dai mille volti sempre capace di stupire, ineguagliabile nei ruoli eccessivi del Monnezza e di Nico Giraldi, strepitoso nel cinema d’autore (La notte brava, Il bell’Antonio…) fantastico nel comico (La cavallona, Dove vai tutta nuda?) dove assume sembianze completamente diverse, trasformandosi fisicamente. La sua recitazione, infatti, segue gli insegnamenti del metodo Stanislavskij, che consente una totale identificazione dell’attore nel personaggio. 
La saga di Provvidenza dura lo spazio di due pellicole (La vita, a volte, è molto dura, vero Provvidenza? - 1972 - di Giulio Petroni e Ci risiamo, vero Provvidenza? - 1973 - Di Alberto De Martino) ma resta nell’immaginario collettivo degli adolescenti  degli anni Settanta per i molti riferimenti surreali, per una comicità slapstick, da cartone animato e per il buffo trucco con cui Milian affronta il personaggio. 
La vita, a volte, è molto dura, vero Provvidenza? (1972) di Giulio Petroni è un mito dello spaghetti-western soprattutto perché è la prima commedia western con Tomas Milian nei panni di Provvidenza, un personaggio che avrà grande successivo tra i giovani. Giulio Petroni torna alla commedia, genere a lui congeniale, ma resta nell’ambito western dove aveva già diretto Milian in Tepepa (1968). Il soggetto e la sceneggiatura del film sono di Piero Regnoli (si spaccia per Dan Craig), Giulio Petroni, Antonio Marino e del duo (Franco) Castellano e Pipolo (Giuseppe Moccia).
La fotografia è di Alessandro D’Eva, le musiche di Ennio Morricone e di Bruno Nicolai, il montaggio di Nino Baragli, le scenografie di Sergio Canevari e Umberto Bertacca. Interpreti principali: Gregg Palmer, Janet Agren, Dieter Eppler, Stelio Candelli, Gabriella Giorgelli, Hans Terofal, Mike Bongiorno, Maurice Poli e Horst Jason. Tomas Milian dà vita al personaggio di questo bounty killer un po’ cialtrone che gira il west catturando banditi e intascando taglie, ma il suo preferito è Hurricane Kid, che cattura, consegna alla giustizia per riscuotere la taglia, ma subito dopo lo aiuta a evadere per guadagnare di nuovo la cifra stabilita. La trovata non è nuova ma è ripresa dal western americano Il magliaro a cavallo (Skin Game è il titolo originale) (1971) di Paul Bogart con James Garner, dove un bianco e un nero hanno inventato una truffa perfetta. Il bianco vende come schiavo il nero che fugge nottetempo e poi si spartiscono il bottino. La tecnica di Provvidenza è la stessa, solo che qui il cacciatore di taglie non divide il ricavato con il criminale ma si limita a utilizzarlo. Il look di Provvidenza è notevole: Tomas Milian è un pistolero vestito di nero con bombetta e baffetti che ricorda Charlotte e dà vita a gag e situazioni al limite del surreale. Prima di tutto è inglese e pare avere modi da gentiluomo londinese, anche se non è doppiato e si nota l’accento cubano, poi indossa dei guanti di lana grigi e bucati, possiede una borsa di pelle che pare il costume di Eta Beta perché dall’interno tira fuori di tutto. La bombetta diventa anche un’arma perché la tesa funge da boomerang, mentre la sua pistola è microscopica. Il suo vestito è una giacca elegante sudicia e consumata dal tempo con un fiore rosso al taschino (benedetta dal Papa, a suo dire. Il film comincia con Provvidenza che ha catturato Hurricane Kid e se lo trascina dietro legato alla sua casa mobile, una specie di diligenza trainata da quattro cavalli e arredata con le cose più strane. Il bandito vale cinquemila dollari, che deve intascare al più presto per poi liberare il criminale e consegnarlo allo sceriffo di un’altra località. La forza del film è la comicità e le gags si sprecano.
Ricordiamo le poesie trash tipo: “I banditi e la canaglia/ se forniti di una taglia/ con perizia e con pazienza/ chi li frega è Provvidenza”, oppure quella del finale: “Dal Kentoucky al Minnesota/ fin più su nel Nord Dakota/ chi vi frega ad ogni botta?/ Quel gran figlio di mignotta!”. La conclusione è dei banditi e Provvidenza se la ride. Inutile dire che il film si ispira molto alla trama di Continuavano a chiamarlo Trinità (1971) di Enzo Barboni e che la similitudine tra la coppia Tomas Milian-Gregg Palmer e Terence Hill- Bud Spencer è abbastanza evidente. Soprattutto durante la scazzottate nei saloon e nelle sequenze finali si ricalcano situazioni già viste. Per altro verso Provvidenza è personaggio del tutto originale e ci sono trovate comiche che rendono il film gustoso e apprezzabile ancora oggi. Ricordiamo il paese dove si impicca solo di domenica, perché “non ci sono altre distrazioni”, ma anche Provvidenza che minaccia il bandito con l’inseparabile ombrello, oppure un bagno nel fiume che fa strage di pesci da quanto Hurricane è sudicio. Irresistibile è vedere Provvidenza che si lava i piedi con cura, si rade e canta Rossini (“Il barbiere di Siviglia”) e si muove a scatti come Charlot. C’è pure una sequenza che si ricorda per l’apparizione trash di Mike Bongiorno, che però non “recita la parte di Mike Goodmorning e non ripete il carosello pubblicitario dei due fustini di detersivo al posto di uno”, come dice Marco Giusti su “Stracult”. Quel carosello lo faceva Paolo Ferrari e la cosa riguarda il secondo film di Provvidenza, non questo. Qui Mike Bongiorno è un colonnello criminologo che (stile “Rischiatutto”) interroga Provvidenza e Hurricane, per sapere quale dei due è il vero Provvidenza. Dato che Provvidenza sa tutto dei criminali che hanno una taglia non è difficile stabilire la verità. Immancabile Mike grida: “Allegria!”. Si può dire che la comicità del film è fumettistica e ingenua e che è un prodotto riservato ai ragazzini, ma al tempo ricordo che noi giovani cinefagi riempivamo le sale di seconda visione per un film come questo. Divertente è pure la parte dove Hurricane, bandito goffo e impacciato, non riesce a mangiare i suoi fagioli in cella perché la padella è troppo larga e non passa dalle sbarre. Provvidenza invece è abile a prenderne al volo il contenuto lanciandolo in alto e facendolo ricadere dentro la cella. Janet Agren è bella come sempre, non ha ancora girato i film alti con il suo mentore Brunello Rondi, ma è un volto che invade gli schermi, se la contendono tutti i registi di genere, dall’horror alla commedia sexy. Nella pellicola è una deliziosa ballerina di saloon che cerca di fregare Provvidenza e Hurricane, ma alla fine prende calci nel sedere un po’ da tutti. “Con dolcezza ed impazienza/ chi ti bacia è Provvidenza”, fa Milian e già si vede il gusto per le rime prima di inventare il personaggio di Nico Giraldi. Citiamo ancora la partita a biliardo con Provvidenza che vince e qui forse non tutti avranno notato che Tomas Milian canticchia l’inno nazionale cubano come se fosse una marcetta (Al combate/ corret bayamesas/ que la patria os cuntempla orgullosa/ no temais una muerte gloriosa/ que morir por la patria es vivir!). Mitico pure il “tuca - tuca” stile Raffaella Carrà con cui Provvidenza divide i soldi con Hurricane Kid. “Tuca tuca… ti ho fregato io… tuca tuca …anche questo è mio… tuca tuca… tutto mio, niente tuo…”. L’inseguimento finale è molto divertente e pare di assistere a una presa in giro dei classici attacchi alla diligenza del vero cinema western. La colonna sonora mescola la canzoncina di Provvidenza a “La cavalleria rusticana” di Rossini, i nostri amici prendono a sassate e a torte in faccia i cattivi, gettano barattoli che bloccano i cavalli e cortine di fumo stile James Bond. Inutile raccontare ancora la trama che si dipana solo attraverso diverse trovate comiche. Provvidenza e Hurricane Kid a un certo punto diventano soci, sono implicati in un giro di soldi falsi, si vendicano dei farabutti che li hanno fregati e alla fine regalano tutto ai mormoni. A proposito dei mormoni va riportata la domanda del predicatore: “Chi ci aiuta nel dolore?” E il popolo dei fedeli: “Provvidenza!” (inteso in senso divino). Provvidenza intanto pensa: “Chi se lo è preso nel culo?” E attende il popolo che dice: “Provvidenza!”. Il finale vede ognuno tornare al vecchio ruolo con Provvidenza che porta dentro i banditi e incassa le taglie. Da notare la presenza sexy di Gabriella Giorgelli tra le fila dei mormoni, che si nota poco, giusto il tempo di far innamorare Hurricane.
   La serie dei Provvidenza ha un sequel nel 1973 che ne decreta pure la fine ed è intitolato Ci risiamo, vero Provvidenza? Lo gira Alberto De Martino su soggetto e sceneggiatura di Castellano e Pipolo, due autori umoristici che andavano per la maggiore sia in televisione che sul grande schermo. Le musiche sono sempre di Ennio Morricone e Bruno Nicolai, ormai irrinunciabili quando si parla di western, non cambia se comico o serio. Il montaggio è di Otello Colangeli, le scenografie e i costumi sono di Umberto Bertacca e le coreografie di Gino Landi (come nel programma del sabato sera televisivo). Il cast è simile al precedente, come presenza femminile troviamo Carole André al posto di Janet Agren, in ogni caso si tratta di una bellezza del solito tipo, bionda con gli occhi azzurri. Gli altri protagonisti sono Gregg Palmer, ancora nella parte di Hurricane Kid il bandito che si fa catturare e poi  liberare, Luciano Catenacci, Manuel Gallardo, Yu Ming Lun, Ricky Boyd, Dante Maggio, Nello Pazzafini e infine pure Paolo Ferrari e Nando Martellini (apparizioni trash nella parte di loro stessi). In questo episodio Provvidenza non ha solo l’amico Hurricane Kid, immancabile spalla, ma pure il fido servitore cinese Chiao che lo accompagna nelle sue avventure. Provvidenza vorrebbe sposare Pamela de Ortega (Carole André) e la corteggia, ma a un certo punto si rende conto che suo padre è un truffatore. Il conte De Ortega in realtà si chiama Chan Ku La e non ha niente di nobile, neppure le intenzioni. Il film è inferiore al precedente ma ripete lo schema delle apparizioni trash alla Mike Bongiorno. Questa volta è il turno di Paolo Ferrari che si produce nel noto carosello: “Le do due fustini per il suo Dixan”, solo che ci sono i fucili al posto del detersivo. 
Tomas Milian mette una cura maniacale nella caratterizzazione del personaggio, merito del regista, ma anche di una professionalità interpretativa davvero unica. Provvidenza ha un tic all’occhio sinistro, arriccia il baffo, muove il labbro, ha ben determinate manie, si lava i piedi, non si cambia mai il vestito, che è come una divisa. I due film vivono di tanta comicità muta, mimica, che non ha bisogno di tante parole per strappare il sorriso, usando la tecnica dei cartoni animati della Warner Brothers (Vilcoyote, Silvestro…), ma anche della comicità alla Ridolini e Charlot. A un certo punto il personaggio cita pure la saga di James Bond, quando durante una fuga getta fumogeni e barattoli, ma non possono mancare le torte che fanno parte della comicità più genuina tipica della serie. La musica di Morricono è straordinaria, composta a base di pezzi d’opera come Il barbiere di Siviglia e La cavalleria rusticana, sottolinea i cambiamenti di scena. I campi lunghi tradiscono la location non western, perché il film è stato girato nelle campagne romane, dalle parti di Mezzano Romano.  
L’ultimo film della serie Provvidenza conclude la stagione importante di Tomas Milian nello spaghetti-western, genere dove il nostro cubano ha lasciato il segno, interpretando una serie di personaggi a metà strada tra il comico e l’avventuroso, un po’ cialtroni e sboccati, che lasciano presagire il futuro sviluppo metropolitano dei personaggi di Monnezza e Nico Giraldi. 
Per approfondire: Tomas Milian, il trucido e lo sbirro - Profondo Rosso – Roma, 2004 - Pag. 250 - € 25,00 - Tutto il cinema di Tomas Milian in un volume imperdibile arricchito da molte illustrazioni e immagini dei film. Alcuni capitoli del libro: vita e filmografia, il primo periodo da attore impegnato, il periodo degli spaghetti-western, Non si sevizia un Paperino, il periodo del poliziottesco, Tomas Milian e il poliziottesco, da Monnezza a Nico Giraldi, 1977 - 1985: non solo Nico Giraldi e il nuovo Tomas Milian anni Novanta. Completa l’opera un’appendice composta da due saggi molto interessanti: “Il mitico Bombolo, spalla di Nico il Pirata” di Maurizio Maggioni e “Da Cocteau a Pasolini: un Milian da Cineclub” di Fabio Zanello.

Articolo a cura di:
  Gordiano Lupi

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