giovedì 27 aprile 2017

PRIGIONE DI DONNE (1974) di Brunello Rondi - recensione del film


PRIGIONE DI DONNE (1974) di Brunello Rondi
Scritto a quattro mani dal regista e sceneggiatore Brunello Rondi e dal criminologo Aldo Semerari, "Prigione di donne" (1974) si inserisce nel contesto del pruriginoso filone erotico WIP che ebbe discreta fortuna degli anni settanta.
Quasi tutti gli stilemi e motivi del genere sono rispettati, con il solito sadismo da parte delle guardie carcerarie (qui suore, capitanate dalla arcigna madre superiora e direttrice, interpretata dalla inquietante attrice Maria Quadimodo Cumani ) nudità femminili a iosa, un pò di lesbismo, soprusi e ingiustizie ai danni delle detenute.
Tuttavia,mancano sequenze di violenza sessuale che invece troviamo in film dello stesso filone, come quelli diretti dallo specialista spagnolo, il regista Jess Franco.
Sembra che Rondi, pressi meno dei suoi colleghi il pedale dell'sexploitation e che dietro il film, pur non eccelso, ci sia un sincero intento di denuncia sociale.
Buone le musiche di Albert Verracchia, a parte un motivo tarantellato che apre il film e che ricorre altrove, a nostro avviso non integrandosi al meglio con la narrazione drammatica.

venerdì 21 aprile 2017

MIDWAY – TRA LA VITA E LA MORTE (2013) di John Real [Giovanni Marzagalli] - recensione del film



 MIDWAY – TRA LA VITA E LA MORTE
(2013) di John Real
John Real (al secolo Giovanni Marzagalli) è un giovane produttore e regista siciliano, noto tra gli appassionati di cinema horror per l’interessante “Native”, datato 2011. Due anni prima, a soli 16 anni, aveva diretto il suo primo lungometraggio, “Ombre di realtà”, un fantasy che attirò l’interesse e il plauso di svariate testate internazionali, tra le quali Vogue Italia. “Midway - tra la vita e la morte” (2013), è un horror, ed ha usufruito di un budget quasi inesistente. Nonostante ciò il film ha tutti i crismi della professionalità, non è di certo un prodotto amatoriale. La storia è abbastanza semplice: un gruppo di trentenni decide di trascorrere il weekend in tenda, in mezzo ai boschi. Alcuni di loro hanno gravi problemi personali e di coppia. Il gruppo non è poi così sereno. Il loro problema maggiore però sarà un altro: fronteggiare una misteriosa ed aggressiva “entità” che si nasconde, chissà da quanto, tra alberi e cespugli. “Midway - tra la vita e la morte” non è certo una cialtronata fatta da 4 amici nel fine settimana: c’è una certa cura in tutto, dalla scelta del cast agli effetti speciali, dalle locations (degli splendidi boschi) alla fotografia.

mercoledì 19 aprile 2017

IL CUORE ALTROVE (2002) di Pupi Avati - recensione del film


IL CUORE ALTROVE (2002) di Pupi Avati
Pupi Avati torna al cinema a lui più congeniale - a quel tipo di cinema che amo - per raccontare un’originale storia d’amore tra un timido professore illibato e una bellissima ragazza cieca, ambientata nella suggestiva cornice degli anni Venti. In breve la trama. Nello (Marcoré) è un professore di latino e greco appassionato di Ovidio e Lucrezio che viene mandato a insegnare a Bologna dal padre (Giannini), sarto del Vaticano, interessato a trovare una moglie per il figlio e un erede per la sua azienda. Nello vive in una pensione gestita da Arabella (Milo) e divide la stanza con l’estroverso barbiere napoletano Nino (D’Angelo), che cerca di presentargli ragazze ma senza successo. Un giorno Nello incontra Angela (Incontrada) in un istituto per ciechi e subito sboccia l’amore, ma a senso unico, perché il cuore della ragazza è altrove. Per la precisione è prigioniero di un vecchio amore che vuol soltanto fare ingelosire, fino al punto di passare un’intensa notte di sesso con Nello.

martedì 18 aprile 2017

L'ULTIMO UOMO DELLA TERRA (1964) di Sidney Salkow - recensione del film


L'ULTIMO UOMO DELLA TERRA (1964)
di Sidney Salkow 
Film horror fantascientifico del 1964 accreditato ad Ubaldo Ragona, ma in realtà diretto totalmente dal regista americano Sidney Salkow. Tratto dal romanzo di Richard Matheson Io sono leggenda, questa è la prima trasposizione cinematografica e quella che più rimane fedele al testo dell’opera dalla quale prenderanno vita anche i discutibili 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra di Boris Sagal e Io sono leggenda diretto da Francis Lawrence.
La vita sulla Terra è sconvolta da una misteriosa epidemia. In molti sono morti, altri ancora sono stati trasformati in vampiri. Il Dr. Robert Morgan, immune al morbo, è l’unico superstite del pianeta non infetto. Costretto a muoversi soltanto di giorno e a compiere gesti ripetitivi e ormai privi di significato, Morgan è alla continua ricerca di altri sopravvissuti sani.
La realizzazione del film fu inizialmente affidata alla casa inglese Hammer che non pienamente convinta della sceneggiatura preferì cedere la produzione alla AIP di Roger Corman.

domenica 16 aprile 2017

THE STALKER (2014) di Giorgio Amato - recensione del film


The stalker (2014) di Giorgio Amato
“The stalker” racconta la storia di Lucio Melillo, una guardia giurata di 40 anni con precedenti di violenza domestica ai danni dell’ex moglie. Melillo non accetta il fatto di essere stato abbandonato dalla donna, così la stalkerizza e la violenta a più riprese. Il giudice gli toglierà la patria potestà, e da quel momento darà vita ad una escalation di violenza e follia senza controllo. I primi 17 minuti sono totalmente muti, senza il benché minimo dialogo. Giorgio Amato usa questo stratagemma per raccontarci, con chirurgica e fredda precisione, gli atti criminali di un uomo, maniaco del possesso, che non accetta l’idea di essere stato lasciato dalla moglie. Nei primi minuti il regista non si tira indietro su nulla.

lunedì 10 aprile 2017

IO E IL RE (1995) di Lucio Gaudino - recensione del film


Io e il re (1995) di Lucio Gaudino
Presentato alla 52° Mostra del Cinema di Venezia, Io e il re sembra proprio un film di Pupi Avati, per tono lirico e andamento nostalgico, tra ricordi e flashback, condotto sempre sul filo della memoria. In realtà i fratelli Avati sono soltanto produttori e si limitano a mettere in campo buona parte della factory - dalla fotografia di Bastelli al montaggio di Salfa, passando per il suono in presa diretta di De Luca - ma soggetto e sceneggiatura sono del regista con la collaborazione di Orano e Salizzato. In breve la trama, ispirata a un evento tristemente reale della storia d’Italia. Il film è un lungo flashback narrato da Matilde (Garelli), una bambina di dodici anni che attende invano il padre scomparso in guerra, figlia di Beatrice (Morante) e nipote di un conte (Leroy). La narrazione riporta al 9 settembre del 1943, nel castello del conte, nei pressi di Pescara, dove le nozze tra Tonio (Melis) e Maria (Monsè) - figlia incinta della cuoca - sono interrotte dall’improvviso arrivo di Vittorio Emanuele III (Delle Piane), in fuga verso Brindisi, dopo l’armistizio di Cassibile. Matilde è curiosa degli eventi che si succedono e definisce quelle ore intense “il giorno delle cose speciali”. La madre rivede il maggiore Ferri (Nero), una vecchia fiamma, e rivive con lui un amore impossibile che dura lo spazio di un bacio, prima che una raffica di mitraglia tedesca lo spazzi via per sempre.

domenica 9 aprile 2017

THE EVIL INSIDE (2015) di Carlo Baldacci Carli - recensione del film


The evil inside (2015) di Carlo Baldacci Carli
Una serie di persone vengono invitate da un notaio in un antico castello toscano perché hanno ereditato la vecchia magione da un lontano parente, appartenente al nobile casato dei Cavendish. Già dalla prima notte di soggiorno, per gli ereditieri,  le cose inizieranno a mettersi male... Il regista livornese Carlo Baldacci Carli, scrittore di romanzi e racconti horror e noir, si lancia in questo progetto con piglio coraggioso. Gira “The evil inside”, un gotico, quando da almeno 40 anni il genere, almeno in Italia, è morto e sepolto. Il cinema gotico italiano ha avuto il suo unico momento di prolificità e relativo splendore negli anni Sessanta. Sono stati prodotte poche decine di film inquadrabili in questo sotto-genere: pochi i capolavori, molta mediocrità…e qualche simpatico “scult”. Dopo i sixties nulla, o quasi. Il coraggio di Baldacci Carli è doppio, se possibile: unisce al genere gotico quello fantascientifico. Antichi castelli e civiltà aliene, insomma. Una commistione alquanto singolare, quasi unica. Altra nota estremamente positiva di “The evil inside” è la location, lo splendido castello settecentesco di Sammezzano, in provincia di Firenze. Una facciata imponente munita di una torre centrale e i magnifici interni, con soffitti e pareti abbelliti da decorazioni mozzafiato. Il castello in passato è stato il set di pellicole di registi più che illustri: Chabrol, Pasolini, Margheriti, Matteo Garrone.

giovedì 6 aprile 2017

VELLUTO NERO (1976) di Brunello Rondi - recensione del film


Velluto nero (1976) di Brunello Rondi
Velluto nero (1976) è un esperimento di film erotico interessante solo per aver messo insieme Laura Gemser e Annie Belle (aveva appena interpretato il conturbante Laure, 1975), due bellezze così diverse e capaci di attirare molti spettatori. Rondi mette in atto pure lo stratagemma di chiamarle con i loro nomi di successo: Emanuelle e Laure, facendo uscire sul mercato inglese il film come Emanuelle Black & Withe. Nel cast troviamo anche la bella Susan Scott (Nieves Navarro), Zigi Zanger, Al Cliver (Pier Luigi Conti) e Gabriele Tinti. Non è un film memorabile, anche se presenta alcune trovate originali. La storia è molto debole e viene introdotta dalla frase tratta dagli antichi libri sacri babilonesi: “Il vento su cui si coricano il piacere e il vizio degli uomini è nero come la notte”. La musica di Dario Baldan Bembo è molto suggestiva e tipica del periodo storico, ma il montaggio di Bruno Mattei è lentissimo, così come la regia risulta poco ispirata.  Tanto per cambiare c’è molto nudo, spesso fine a se stesso, a differenza degli altri film di Rondi, dove il sesso serve per fare un discorso sociale o di denuncia. Nelle prime sequenze domina la bellezza di Susan Scott, che fa la doccia insieme a uno schiavo, si fa massaggiare e amoreggia a lungo. Arriva ad Assuan una troupe fotografica capitanata dal cinico Gabriele Tinti e si entra nel vivo del film. Ricordiamo le scene in cui la modella Laura Gemser viene fotografata nuda davanti alla carogna di un cane e subito dopo davanti a decine di cadaveri.

mercoledì 5 aprile 2017

NELLA CITTÀ' L'INFERNO (1959) di Renato Castellani - recensione del film


Nella città l'inferno (1959)
Nella città l'inferno (1959) di Renato Castellani, merita una particolare menzione perchè è il primo film italiano del sottogenere cinematografico comunemente definito 'Women in prison' o WIP, che negli anni settanta conoscerà la sua vera e propria esplosione connotandosi di un marcato erotismo.
Qui siamo invece ancora sul terreno del neorealismo, corrente della quale il regista Castellani fu un esponente minore, bollato dalla critica come neorealista 'rosa', per l'eccesso di sentimentalismo presente nelle sue opere, come Due soldi di speranza.
Nella città l'inferno infatti non scivola su quel terreno patinato e si mantiene saldamente su quello di un affresco ben riuscito di un microuniverso carcerario femminile, in particolare quello della prigione delle Mantellate, a quel tempo distaccamento di Regina coeli.
La sceneggiatura, firmata da Suso Cecchi D'Amico, la quale trascorse come ospite molto tempo in carcere per trarne 'ispirazione, è tratta da un romanzo autobiografico dal titolo Roma , via delle Mantellate , ed evidentemente quell'approccio antropologico ebbe successo, perchè lo script è credibile nei dialoghi, con figure minori come quella di Moby Dick o della contessa, tratteggiate benissimo e capaci di arricchire di colore ed umanità la carrellata di figure presenti fra le sbarre.

martedì 4 aprile 2017

VALERIA DENTRO E FUORI (1972) di Brunello Rondi - recensione del film


Valeria dentro e fuori (1972) di Brunello Rondi
Valeria dentro e fuori (1972) prosegue un discorso personale che caratterizza tutta l’opera di Rondi, perché è ancora un film psicologico incentrato su problematiche intimistiche e sul carattere di una donna. Interprete principale nei panni della svedese Valeria è una stupenda Barbara Bouchet, forse nel film più scabroso della sua carriera che passa in televisione solo in una versione tagliata. L’attrice praghese non è amata dalla critica che la vede come un’interprete leggera, da commedia sexy, ma per questo film fa un eccezione e il critico Biraghi su Il Messaggero scrive: “Una Bouchet che non è mai stata così espressiva giungendo a dare di Valeria un ritratto completo, dai turbati smarrimenti alle torve convulsioni da ossessa”. La stessa Bouchet ama molto Valeria dentro e fuori al punto di confessare a Pulici & Gomarasca su 99 Donne: “Quello era un film con scene erotiche ma assolutamente drammatico, io interpretavo una pazza, e potevo anche dar prova delle mie qualità recitative, non solo mostrare il mio corpo…”. Mereghetti aggiunge: “Resta convincente la prova della Bouchet che si spoglia, ma accetta anche di imbruttirsi, e possiede un’energia di rado mostrata nella sua carriera”.
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